Blog di cultura del cibo, stile di vita e turismo enogastronomico

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domenica 6 gennaio 2008

ERRORE IMPERDONABILE (...PER QUALCUNO).

Ieri mi ha telefonato un caro amico e collega che, oltre alle solite frasi di circostanza che si dicono dopo un che non ci si sente, viene al nocciolo della questione: ha letto il blog di Mangiando e prima mi fa i complimenti per le recensioni accurate e piene di trasporto emotivo (testuale) poi mi rimprovera perché parlo solo di vini francesi.

"Ma come, proprio tu che sei sempre alla ricerca di vini italiani che non siano omologati e che proponi ai clienti più curiosi bottiglie di produttori poco conosciute ma di grande sostanza ti sei venduto ai francesi?"

Touché!

Devo dire che finora ho parlato solo di vini francesi e vedrò di porvi rimedio e che il mio amico ha ragione in tutto anche se non mi sono venduto ai francesi, anzi sono sempre molto critico quando apro una bottiglia di vino dei "cugini" proprio perché non sono di quelli che pensano che il vino italiano sia inferiore a quello d'oltralpe.
Credo però che non esista vino italiano, francese, spagnolo, australiano o californiano, esiste il vino e quando è buono e mi da emozioni passa in secondo piano chi l'ha fatto e da dove venga.
Io cerco di giudicare il vino e non quello che ci sta intorno.
Sembra una stupidaggine ma vi assicuro che non è così.

Capita che mi trovi in disaccordo, talvolta, con colleghi che sono portati a considerare più il nome sull'etichetta rispetto a quello che in realtà sta dentro la bottiglia. Senza nulla togliere ai nomi che starò per fare, succede e succederà ancora che Gaja non faccia un vino all'altezza, come pure Sassicaia non è sempre eccelso, lo stesso si dica per Margaux, Haut-Brion, La Tache, Grange o Vega Sicilia, e potrei continuare.
Qui vorrei aprire una piccola parentesi: bisognerebbe imparare dai francesi che, nelle annate meno felici, abbassano i prezzi. Margaux 2002 costa circa 1/3 del 2000 e il 2001 quasi la metà del 2000. Così come Haut-Brion e Mouton Rotchild, ecc. Da noi invece le vendemmie sono tutte buone e ogni anno o quasi c'è un piccolo ritocco sui prezzi. Chiusa parentesi.

Spesso, purtroppo, ci si fa ingannare dal nome altisonante e si è portati a considerare una bottiglia come buona o eccelsa azzerando il senso critico al momento dell'assaggio del vino. Non è un caso che nelle degustazioni alla cieca (con bottiglie coperte) vengano fuori sempre delle sorprese nelle valutazioni dei vini.
La ragione è molto semplice: si valuta il vino per quello che è e non per il nome che ha o per la cantina vinicola scritta sull'etichetta.
E qui torno al nocciolo della questione, alla telefonata del mio amico: i vini dei quali ho scritto fin'ora su questo blog sono quelli che mi hanno dato maggiori emozioni e che mi hanno portato ad usare aggettivi altisonanti; poco importa se siano francesi, io valuto il vino e basta. Arriverà il momento degli italiani e non sarò certo reticente se sapranno stuzzicarmi i centri del gusto e del piacere in maniera considerevole.
So che questo succederà anche perché ci sono vini italiani che riescono sempre a darmi emozioni incredibili e non vedo l'ora di raccontarle. E qui mi fermo.

Mi piacerebbe che chi legge queste righe sia portato a una riflessione e a passare qualche secondo di più con il bicchiere in mano per una più attenta valutazione su ciò che sta bevendo, al di là del nome.
Vorrei fare un'augurio di cuore a tutti quelli che frequentano questo blog per un 2008 felice e dedito ai piaceri del corpo e della mente. Auguri!!!

Alessandro Monti

lunedì 12 novembre 2007

Château Margaux 2000 - "Premier Grand Cru"


Lo Château Margaux è un campo viticolo tra i più famosi al mondo con una superficie di 262 ettari nel Médoc, situato in denominazione AOC Margaux nel comune di Margaux. Produce uno dei vini di Bordeaux più prestigiosi che porta questo stesso nome.
Il castello è di stile palladiano ed è stato costruito tra 1810 e 1816. È l'edificio di architettura neoclassica più importante del bordolese.
È stato concepito dall'architetto Louis Combe su quattro livelli. Le cantine, di una lunghezza di 100 metri e di una larghezza di 23 metri, possiedono una bella ossatura di quercia sostenuta dalle colonne doriche.

Château Margaux è un "Premier Grand Cru" secondo la classificazione ufficiale dei vini di Bordeaux del 1855 insieme a Château Lafite Rothschild, Château Latour, Château Mouton-Rothschild e Château Haut-Brion.

Nel 1879, Federico Pillet-Will acquista il vigneto di Château Margaux che apparteneva agli eredi del banchiere Alexandre Aguado. Investe somme considerevoli per rilanciare la proprietà, ma i suoi sforzi sono annientati dalla fillossera. È allora che egli lancia il concetto di secondo vino creando il “Pavillon Rouge de Château Margaux”.
Nel 1977, André Mentzelopoulos acquista e restaura tutta la proprietà. Questi investimenti segnano il ritorno di Château Margaux tra i Premier Grand Cru. Inseguendo il programma di investimento definito da suo padre, Corinne Mentzelopoulos, negli anni che seguono la scomparsa di André, cerca di fare fronte all'esplosione della domanda per i grandi vini di Bordeaux a partire da 1982. Si associa quindi, nel 1990, alla famiglia Agnelli che detiene la maggioranza, col 75% del capitale di Château Margaux. Questa associazione durerà fino al 2003, data del decesso di Giovanni Agnelli.
Il gruppo italiano rivende allora le sue parti a Corinne Mentzelopoulos che ridiviene l'unica azionista dello Château. Il prezzo del riscatto sarebbe stato di 350 milioni di euro. Attualmente, Corinne Mentzelopoulos conduce Château Margaux con l'aiuto dell’enologo Paul Pontallier.

I Terreni
I suoli sono costituiti dai graves günziennes medi e fini, di origine garonnese e di un spessore da 4 a 11 m. In alcuni casi le graves si mischiano con argille. Negli strati più bassi, si trovano delle zone calcaree.

I vigneti
Le vigne a bacca rossa coprono 87 ettari per una produzione annua che rasenta le 200.000 bottiglie. Sono composte per il 75% di cabernet-sauvignon, per il 20% di merlot, e per il 5% di cabernet-franc e petit verdot. 12 ettari sono invece piantati a sauvignon blanc destinato al vino bianco “Pavillon Blanc”.

I vini
Oltre a “Château Margaux” si produce anche un secondo vino, il “Pavillon Rouge de Château Margaux”, così come un vino bianco chiamato “Pavillon Blanc” che non può avere l'appelation Margaux, ristretta ai vini rossi. Possiede un denominazione AOC Bordeaux generica dunque.

I grandi millesimati
Tra i più recenti, i migliori millesimati sono 2005, 2003, 2000, 1996, 1990, 1989, 1983 e 1982. Dei millesimati leggendari che hanno fatto la storia e la fortuna di Château Margaux sottolinerei il 1900, 1928, 1937, 1945 e soprattutto l'eccezionale 1961, “un vino costruito per l'eternità".

Aneddoti
Ernest Hemingway amava talmente il vino di Château Margaux, che chiamò sua figlia Margaux Hemingway, e non Margot.

Degustazione
Preambolo: Ogni Sommelier che fa il suo lavoro con passione, come credo sia il caso mio, spera, nella sua vita lavorativa, di avere una serata come quella capitatami qualche sera fa. Un cliente (da solo) ormai abituale, Sig. N., sfogliando la carta dei vini richiama la mia attenzione e mi dice:”Questa sera vorrei bere bene, mi può aiutare nella scelta del vino?” “Molto volentieri” rispondo, tanto più che vedo che sta sfogliando la carta nelle pagine che riportano vini rossi di Bordeaux. “Vorrei un Premier Gran Cru, tra le annate che avete in carta, quale mi consiglia?” ……e sorride. “Ci sono grandi annate in carta e variano anche da Château a Château, ma il 2000 è sicuramente per tutti un grande comune denominatore”. E mentre parlo sento che mi viene l’acquolina in bocca. “Lei quale Château preferisce?”, continua… “I miei preferiti sono Latour e Margaux, senza togliere nulla agli altri. Purtroppo non abbiamo in carta Latour 2000, anche se il ’99 e soprattutto il ’96 sono vini meravigliosi. Credo che Margaux 2000 però sia un’esperienza unica…” Non ho ancora finito di parlare e lui dice “Bene, vada per quello!”.

Sensazioni
E’ sempre difficile avvicinarsi a un bicchiere di Château Margaux perché ci si aspetta sempre il massimo, l’irripetibile, l’eccelso; ma questo vino ogni volta ci ripaga con gli interessi, spiegandoci in modo tangibile il perché della sua fama. Agli occhi appare subito molto concentrato nel colore e di trama fitta. Al naso si apre potente con una gamma di profumi elegantissimi e di grande classe e finezza: viole, cassis, mirtilli, liquirizia, per lasciare spazio a note minerali di grafite e goudron.
Risalta una grande dolcezza dei profumi marcata da legni nuovi. In bocca è meraviglioso con un primo impatto deciso e avvolgente per poi cedere il passo alla leggendaria eleganza e finezza tipiche di questo vino che anche se supportate da questa struttura vigorosa non mancano di mostrarsi come il più tipico dei marchi di fabbrica dello Château.
Si dimostra muscoloso più di altre annate, i tannini sono più dolci e levigati del solito, segno di una vinificazione più moderna, l’acidità sostiene il tutto donando nervo a questo piacere liquido che in bocca finisce con una dolcezza paradisiaca che sembra interminabile. Un prodigio! Fenomenale! Superbo! Uno dei più grandi vini in assoluto che ho avuto il piacere di assaggiare in vita mia. Forse non sarà il vino fatto per l’eternità del 1961, ma è sicuramente la migliore annata della gestione Mentzelopoulos/Pontallier e una delle più grandi di sempre.
Château Margaux conferma ancora una volta che ripaga con gli interessi tutte le aspettative e ora posso dire che i 100/100 di Parker e di Wine Spectator sono meritatissimi. E’ stato imbottigliato nel novembre 2002, dopo più di 2 anni di affinamento in barili.

Vitigni
80% Cabernet Sauvignon, 10% Merlot, 7% Petit Verdot e 3% di Cabernet Franc. Per inciso il Sig. N. mi ha lungamente ringraziato della scelta fatta e ha lasciato anche 1/4 della bottiglia per poterla riassaggiare. Che Dio la benedica sempre e ovunque e grazie per i piaceri che mi ha fatto provare!

Alessandro Monti

giovedì 27 settembre 2007

L'Officina di Borso d'Este - Ferrara fino al 6/01




COSMÈ TURA E
FRANCESCO DEL COSSA L'arte a Ferrara nell'età di Borso d'Este

Fino al 6 gennaio 2008 il Palazzo dei Diamanti e Palazzo Schifanoia, ospitano una importantissima mostra dedicata all'arte a Ferrara ai tempi di Borso d'Este, signore di Ferrara dal 1450 al 1471 d.C.

Tanti gli artisti tra i quali spiccano i due più eccentrici: Cosmè Tura e Francesco del Cossa e numerose le opere tra pitture, sculture, miniature e arredi.

Palazzo dei Diamanti

Corso Ercole I d'Este, 21
Ferrara

Palazzo Schifanoia

Via Scandiana, 23
Ferrara


Tel. 0532244949



Ove allietare il palato e rifocillarsi


Il Ristorante
Quel Fantastico Giovedi - Prezzo medio 40 euro vini esclusi
Situato nel centro storico, potrete gustare piatti tradizionali, sapori locali, preparazioni in base a nuove tendenze, il tutto creato dalla fantasia dello chef Gabriele Romagnoli.
Giorno di chiusura mercoledi
Ferrara (FE) - via Castelnuovo, 9 - tel 0532760570

Il Ristorante - Wine Bar (nello stesso corso della mostra)
Don Giovanni - La Borsa - Prezzo medio 60 euro vini esclusi
All'interno di un palazzo settecentesco, vicino al Palazzo dei Diamanti, sia ristorante che wine bar. Sarete accolti da Pierluigi Di Diego (chef che potrete seguire nelle sue preparazioni nella cucina a vista) e da Marco Merighi, maitre e sommelier.
Giorno di chiusura domenica sera e lunedi - aperto solo la sera
Ferrara (FE) - corso Ercole I d'Este, 1 - tel 0532243363

lunedì 24 settembre 2007

Trofie alle vongole veraci


Premessa: per eliminare l'eventuale sabbia contenuta all'interno delle vongole, sarebbe opportuno farle "spurgare" in acqua fredda con aggiunta di sale, per circa un'ora.

Ricetta per 4 persone. Ingredienti:

  • 1 kg di vongole veraci
  • 350 g di trofie
  • olio extravergine d'oliva
  • 1 spicchio d'aglio,
  • peperoncino, prezzemolo q.b.

Difficoltà: facile - Tempi di preparazione: 30 minuti

Laviamo le vongole e poniamole in una padella asciutta e scaldata sul fuoco fino a loro completa apertura.
Sgusciamo i molluschi lasciandone qualcuno con il guscio per decorazione, quindi raccogliamo e filtriamo l'acqua di cottura.
Ora mettiamo sul fuoco un tegame o padella con l'olio extravergine d'oliva e 1 spicchio d'aglio e lasciamolo scaldare appena; uniamo le vongole con il loro sughetto a fuoco vivace per 3 minuti circa.
Nel frattempo avremo fatto lessare in acqua salata le trofie (che se desiderate fare in casa trovate la ricetta cliccando qui) e una volta cotte, facciamole saltare nel tegame o in padella con il condimento.
Aggiungiamo il prezzemolo ed il peperoncino a vostro piacimento e consumiamo questa ricetta semplice ma gustosa in buona compagnia.




Vini consigliati:
Elba bianco
Greco di Tufo
Roero Arneis
Salice Salentino bianco
Sancerre F
Solopaca bianco
Trentino Nosiola
Vermentino di Sardegna